La fascia costiera compresa tra Torre San Giovanni e la Punta del Macalone rappresenta oggi, nonostante le massicce opere di bonifica condotte nell’ultimo secolo, la forte antropizzazione a fini turistici degli ultimi decenni, spesso selvaggia e quasi sempre frutto del caso e non di una corretta pianificazione del territorio, la frammentazione degli habitat naturali originari, l’attività venatoria, una delle zone umide più interessanti e più preziose della Penisola Salentina, di notevole valore ambientale, naturalistico e paesaggistico.

I bacini di Ugento si incontrano infatti tra Torre San Giovanni e Punta del Macalone e poi presso Torre Pali, alle spalle dell’arenile caratterizzato dalla presenza di bassi cordoni dunali. Si tratta di bacini artificiali, collegati tra loro e con il mare per mezzo di canali, realizzati per bonificare le estesissime paludi che da sempre e fino a pochi decenni orsono caratterizzavano questo tratto di costa.

Si susseguono da nord a sud, frutto di diversi progetti di risanamento dell’area succedutisi nel tempo, i bacini Suddenna, Bianca, Ulmo, Rottacapozza Nord e Sud, Spunderati Nord e Sud e poi, non connesso con gli altri, il bacino di Pali.

Nelle originarie paludi (localmente dette patule o patuli), denominate Mammalie, si raccoglievano, ristagnando, le acque meteoriche delle campagne vicine e quelle convogliate a valle dai profondi canaloni che segnano il profilo dei versanti presenti subito all’interno. Tali acque, impossibilitate ad aprirsi la strada verso il mare per la presenza del cordone dunale continuo e la situazione era aggravata dalla presenza di acque freatiche superficiali e dal substrato dell’area, costituito da strati di alluvioni sabbiose e argillo – sabbiose, compatto e poco permeabile, davano origine a quel paesaggio della palude descritto perfettamente da molti studiosi e viaggiatori del passato.

Articoli Recenti
/* Script per FACEBOOK */